Ischia, guida “percettiva” al percorso da Sant’Angelo a Serrara – Seconda parte: spiegazioni delle percezioni ai punti della scheda

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GEOLOGIA PERCETTIVA A ISCHIA – DA SANT’ANGELO A SERRARA: UN PERCORSO PERCETTIVO —
di Pier Prospero, Geobiologische berater del Forschungskreis für Geobiologie “dr. Ernst Hartmann” di Waldbrunn (Heidelberg) —

SECONDA PARTE – SPIEGAZIONI E VERIFICA DELLE PERCEZIONI ANNOTATE AI PUNTI DELLA SCHEDA —

Adesso che avete finito il sentiero e vi siete annotati sulla scheda le percezioni avute salendo, mettetevi comodi e leggete questa seconda parte per capire la geologia del luogo, e come il territorio che è stato percorso influisca sulle percezioni e sul benessere attraverso lo scambio energetico del substrato. Questo in sintesi è il senso della Geobiofisica.
Ma prima di tutto è meglio fare il punto su “dove siamo”:
3 geoCNRIschia è un edificio vulcanico di rocce vulcaniche potassiche2 formatosi per sollevamento emergendo dal Tirreno; la spinta tettonica principale diffusa in tutta l’isola è perciò dal basso verso l’alto; questa spinta tettonica è fortemente rimarcata dove sottoterra è presente acqua calda in pressione, come a Sorgeto, per l’effetto “pentola a pressione”.
L’isola è percorsa da spaccature ed è piena di crateri. Le spaccature sono faglie distensive, cioè fratture che allargano la crosta creando dei canyon e delle fessure profonde che permettono all’acqua di scendere in profondità e di entrare in contatto con i gas vulcanici caldi che la fanno risalire molto calda e in pressione sotto forma di “fumarole” e acqua termale. Naturalmente se le spinte che allargano i canyon sono ostacolate da altre analoghe spinte ma di opposta direzione il terreno che si trova in mezzo tende a piegarsi e a sollevarsi, così si originano delle compressioni e questo rende particolarmente articolato il paesaggio che di fatto è una specie di “fossile” di qualcosa che un tempo era simile ai Campi Flegrei. Perciò pur dominando il sistema distensivo dovuto alle faglie dirette, vi sono aree in cui vi è compressione e questo cambia lo stato di benessere di chi cammina sul percorso perchè l’informazione di compressione, in una situazione in cui si riceve molta energia, produce tensione muscol4 carta geolog it s angeloare e disagio.
Per quanto riguarda la tipologia delle rocce che si possono vedere, la carta geologica d’Italia, foglio 183-184, dice: “tufi trachitici più o meno stratificati, comprensivi di vari orizzonti pomicei; strati di brecce piroclastiche, tufiti“. Queste rocce sono tutte vulcaniche e alla spettrometria manifestano una cospicua cessione di energia detta “emittanza”.
La sinergia tra i vari fattori descritti provoca una situazione in cui il substrato geologico è in forte emittanza, cioè cede molta energia, soprattutto nella banda dell’infrarosso medio e vicino; noi in questa “banda” elettromagnetica siamo delle buone emittenti, ma anche delle ottime riceventi, e rispetto al terreno subiamo le conseguenze del suo scambio energetico essendo i nostri corpi delle masse infinitesimali al paragone con le geomasse.
Quindi a Sant’Angelo ricevendo molto infrarosso e varie altre frequenze ci si sentirà pieni di vita e di energia, ma per qualcuno (gli ipertesi) questo potrebbe essere anche troppo.
Il percorso percettivo è descritto in salita, nel senso da Sant’Angelo a Serrara, e destra e sinistra si intendono sempre riferite alla direzione di chi sale. Anche le immagini che illustrano il percorso sono riprese in questo verso.
La spiegazione è suddivisa in tratti energeticamente omogenei e nei punti di percezione riportati nella scheda.
Le percezioni descritte sono mediate tra un picnico e un leptosomico, ma entrambi con tendenza all’ipotensione, per cui in alcuni casi chi ha la tendenza a essere iperteso potrebbe trovare qualche discordanza tra la sua percezione di benessere o malessere e quanto spiegato.

Punto A della scheda: partenza del percorso dallo spiazzo antistante il negozio “da Tina” o dal cortile di Casa Garibaldi.
Primo tratto: da Casa Garibaldi al primo cancello grande in ferro sulla sinistra.
5 geol percorso Lasciata dietro Casa Garibaldi si potrà già sentire la presenza di una spinta dal basso verso l’alto; oltrepassata Casa Caterina si procede bene senza fatica; questa situazione si mantiene uguale fino alle Case sul tornante. C’è molta energia nel terreno e arriva quasi tutta da sotto i piedi, la sensazione è quella di camminare sul coperchio di una pentola a pressione in pressione (le fumarole fanno venire in mente questo esempio pensando a quando la pentola a pressione fischia emettendo il vapore), la si può sentire soprattutto se si chiudono un attimo gli occhi.

Punto 1 della scheda: slargo davanti alla prima cabina dell’acquedotto.
Guardando la carta geologica dettagliata, messa a punto dal geologo Aniello Di Iorio per le sue interessanti escursioni geologiche di gruppo2, si vede che sulla destra vi è la faglia responsabile delle “fumarole” che ha la direzione di spinta verso ovest, cioè verso la sinistra di chi sale, e che anche dall’altra parte, sul versante sinistro, c’è una faglia perpendicolare al mare, chiamata Cava Ruffano, che, come le successive, spinge verso ovest; quindi sul sentiero ci si trova in un sistema di spinte tettoniche con direzione ovest che finisce a Capo Negro. Perpendicolare a queste faglie arriva da Citara una lunga faglia con la direzione di spinta principale verso nord-est. Nella carta la faglia finisce prima di attraversare il nostro sentiero, ma nella realtà lo attraversa perché ad un certo punto si passa proprio in corrispondenza della linea di faglia che si fa sentire eccome.
8 prima cabina acquedottoInfatti dopo la curva, dove sulla destra inizia la parete rocciosa, in corrispondenza del cancello che chiude la prima “cueva”3 sulla sinistra, ecco che si arriva in corrispondenza diretta con l’emissione della linea di faglia; in particolare si sente forte il disturbo geologico davanti alle “cuevas” sulla destra vicine alla prima cabina dell’acquedotto. La linea di faglia, sebbene distensiva, ha un’emissione troppo forte che contiene frequenze a noi nocive, quindi stare esattamente in sua corrispondenza provoca allarme e malessere, cioè il corpo ci avvisa di toglierci di lì.

Secondo tratto: dalla fine della cabina dell’acquedotto al successivo cancello sulla sinistra.
Il tratto di sentiero fino al successivo cancello sulla sinistra è disturbato e facilmente irrita l’intestino. La direzione di spinta da dietro e verso destra in questo tratto di sentiero si combina con quella verso sinistra creando una forte tensione che si percepisce come malessere. Chiudendo un attimo gli occhi ci si accorge di piegarsi un po’ o di aver deviato il passo un po’ verso sinistra, come se ci arrivasse del vento da est e subito dopo succede il contrario: è cambiato il “vento”.

Terzo tratto: dal cancello al cancelletto in legno e ferro sulla destra fino allo spiazzo erboso sulla sinistra.
La percezione cambia oltre il cancelletto di legno e ferro sulla destra dove si sta un po’ meglio ma si è in compressione, con la spinta energetica che arriva oltre che dal basso anche da sinistra verso destra, dovuta alla spinta della faglia appena attraversata. Se si prova ad ascoltarsi ci si può sentire un po’ agitati o affannati e il respiro si accorcia. Subito dopo si inizia anche a far fatica a salire e non si sta più bene. Si vede nel vigneto sulla sinistra un albero di fico che ha incrociato i rami a causa della doppia spinta sia da destra che da sinistra: siamo sul crinale creato da due distensioni che si toccano sollevando il terreno e si ha spinta da destra e spinta da sinistra e una spinta risultante che va verso l’alto.

Punto 2 della scheda: spiazzo erboso sulla sinistra e cancello azzurro sulla destra con vista sulla spiaggia dei Maronti.
Arrivati allo spiazzo erboso che si apre sulla sinistra si sta meglio poichè vi è solo la spinta dal cancello blu ok copiabasso verso l’alto. Si può approfittarne per una breve sosta a guardare il panorama verso i promontori di Chiarito e Capo Negro, qui ci si riposa ma non ci si ricarica molto. Poco più avanti, sulla destra c’è un cancello azzurro che porta all’orto di Casa Bella Vista; da questo cancello si vede la spiaggia dei Maronti e Barano, e guardando il panorama si è su un punto di massima emissione energetica con la spinta dal basso e da sinistra. Qui si sta molto bene, il respiro si allenta e ci si rilassa pur sentendosi pieni di energia: carica energetica assieme a rilassamento muscolare significano un grande benessere. Dopo pochi minuti in questo punto non si dovrebbero più percepire le eventuali tensioni o i “dolorini” alle varie parti del corpo.

Quarto tratto: da Casa Bella Vista all’albero di mirto.
Proseguendo e oltrepassando le case la situazione si mantiene molto buona fino all’albero di mirto che fa da “tetto” al sentiero.

Punto 3 della scheda: sotto l’albero di mirto.
9 mirto
qui in corrispondenza del cancello vi è un cospicuo scorrimento sotterraneo di acqua fredda che causa uno stress ai reni raggelando l’organismo. Neapprofittiamo per percepire la differenza tra la cessione di energia delle rocce e delle faglie e l’assorbimento di energia (infrarosso) da parte dell’acqua. Scorrendo in una frattura della roccia l’acqua occupa uno spazio ben delimitato in larghezza e per la vorticosità del suo moto emette verso l’alto un campo magnetico a bassissima intensità che a noi e a molti altri viventi risulta molto nocivo, come quello che si trova sopra un cavo dell’alta tensione interrato, perciò abbiamo un sistema di “allarme” nelle surrenali che ci avvisa di non fermarci (ecco spiegato in poche parole un tipo di rabdomanzia). Ma questa volta ci si fermerà un attimo, solo per provare come si sta: si avrà un immediato effetto negativo alla schiena e si potrà essere punti da zanzare anche a mezzogiorno! Guardando bene si vedrà che sotto le fronde di questo alberello vi sono sempre molti insetti che volano in cerchio per ricaricarsi con il campo emesso dall’acqua sotterranea in scorrimento: a loro fa bene.

Quinto tratto: dall’albero di mirto, oltre la seconda cabina dell’acquedotto fino al tornante.
Oltrepassata la “cueva” sulla sinistra, chiusa con i detriti, si sta molto meglio ma si può avvertire una leggera spinta che proviene di fronte e ostacola la salita. Poco più avanti il sentiero è un po’ franato e si ha ancora la percezione di una spinta contraria al senso di marcia alla quale si aggiunge una sensazione di movimento verso valle, come se il terreno scivolasse lentamente in giù, sensazione che rende instabile il passo. È più una “tendenza”, un’informazione, che un vero e proprio micromovimento franoso reale. Si potrebbe percepire un disturbo al secondo e al quarto centro energetico del corpo, dovuto a questa configurazione geologica.
Dopo la seconda cabina dell’acquedotto si sta un po’ meno bene e si può avvertire che si sta attraversando una faglia che è disposta perpendicolare al sentiero.

11 franaSuperato il tornante si arriva al punto dove spesso c’è una piccola frana che scende da sinistra: è come vedere quello da cui la percezione ci aveva già messo in guardia! “potrebbe venir giù una frana” è quindi il messaggio che era stato inviato, e decodificarlo permette di fare attenzione e – nell’eventualità – di non essere colti di sorpresa (ecco spiegata in modo semplificato la funzione atavica di questo tipo di percezione nelle persone). Sulla destra si vedono gli strati di trachite inclinati di quasi 45° contro chi sale.

Sesto tratto: dal tornante all’affaccio sul canyon.
Dopo il tornante c’è ancora una spinta contraria a chi sale, si è un po’ ostacolati, manca una solida base sotto i piedi e si comincia a non stare più tanto bene. Passata la curva si sente invece la spinta dietro le spalle, ma appena completato il tornante la spinta torna ad essere contraria a chi sale e continua così fino a dove ci si affaccia sul canyon e su Serrara con una vista impagabile.

Settimo tratto: dall’affaccio sul canyon, oltre la terza cabina dell’acquedotto, fino al “ponticello” di legno.
Quando la vista si apre sulle case di Serrara ci si può fermare ad osservare il canyon. Qui la spintapanorama sulle rocce tettonica proviene da davanti e da sinistra, cioè dal costone che sorregge Serrara che si vede davanti. Questo punto di osservazione permette di notare l’incredibile varietà di colori della roccia. Il costone sotto Serrara è composto di roccia mista, grigio-verde e color sabbia, mentre sulla parete del canyon la roccia è violacea, piena di cavità e senza strati orizzontali, che invece sono ben evidenti nella parte di costone color sabbia sotto Serrara. Fino alla terza cabina dell’acquedotto si cammina con la spinta contraria ma senza troppa fatica. Dalla cabina dell’acquedotto in avanti si ha compressione, la spinta proviene di fronte oltre che dal basso, e si sta peggio.

Punto 4 della scheda: “ponticello” in legno con vista sul mare.
Ci si ferma sul “ponticello” si è all’inizio di una piccola “cava”, cioè di un canyon minore originato da una piccola faglia distensiva che si immette in una più grande. Entrambe le faglie si gettano poi in quella principale che arriva al mare passando dal parcheggio comunale. Si ha la sensazione di pericolo di scivolare giù perché si è su detriti di frana. Il pino marittimo che vediamo ce lo dice chiaramente con la sua inclinazione, che è molto diversa da quella che potrebbe essere provocata dal vento.

Ottavo tratto: dal ”ponticello” alla serranda dell’ultima “cueva” sulla destra.
Proseguendo, la salita è più faticosa, si continua a non star bene e si accentua la percezione della spinta da monte a valle, contraria a chi sale. Poco oltre, dove il sentiero si apre a sinistra sul dirupo, vi è una spinta che proviene da destra che porta quindi verso il dirupo e provo18 panorama dall'altoca un minimo senso di pericolo causando lieve malessere. Si gode però di uno splendido panorama: girandosi indietro verso sinistra si vede la Torre di Sant’Angelo con il porto e la baia fino a Chiarito. Mentre si guarda, la schiena si tende e inconsapevolmente ci si sforza di fare appoggio con i piedi. Per guardare più tranquillamente il panorama occorre arrivare fino all’ingresso dell’ultima “cueva” poco più avanti.

Nono tratto: dall’ultima “cueva” al cancello della casa al civico 1 sulla destra.
Salendo si fa sempre più fatica finché si arriva alla prima casa sulla destra. La spinta viene da davanti e questo tratto di sentiero è in compressione. É il tratto peggiore come sensazioni, ma ormai si è a Serrara.
Arrivati al primo cancello sulla destra nella scalinata (n. civico 1) si potrebbe provare un lieve disturbo al secondo centro energetico del corpo ma si è già entrati in un tratto in distensione.

Decimo tratto: dal cancello della prima casa alla chiesa.
Da qui in poi si noterà che non si fa più alcuna fatica a salire, infatti la spinta proviene da dietro la e serrara aranceto limoneto in bassonostra schiena e ci aiuta.
All’altezza dell’aranceto-limoneto (sulla sinistra parecchio più in basso della strada) si sta bene, vi è una leggera spinta dal basso verso l’alto come ovunque, ma il rilascio di energia da parte del terreno è più dolce.
Poco lontano, in corrispondenza con l’inizio della faglia del Ruffano, il geologo Di Iorio indica un “centro di eruzione presunto”.
Salendo un altro po’ si arriva alla chiesa.

Punto 5 della scheda: nella chiesa, zona del pavimento con il decoro tondeggiante centrale.
entriamo nella chiesa e ci rendiamo conto che nel suo interno si sta lievemente peggio che fuori, la zona centrale all’altezza del decoro tondeggiante sul pavimento è su una frattura dislocata della roccia in corrispondenza della quale si sta decisamente male; inoltre, voltandosi per uscire si ha l’impressione di essere in discesa con una pendenza che alla fine va verso destra uscendo; si ha un senso di urgenza ad uscire e di nuovo la percezione dell’instabilità del suolo.

Punto B arrivo del percorso: belvedere del bar Floreana.bar Floreana copia
Oltrepassato l’antico Palazzo Iacono e l’arco della torre, si gira a sinistra e si arriva nella piazza del belvedere; si cammina ancora fino al bar “Floreana” dove gustando una meritata spremuta di agrumi dell’isola si gode del panorama ampio e bellissimo, ma anche di un intenso scambio energetico in distensione con un rilascio di energia ottimale. Si starebbe seduti al belvedere per delle ore!

panorama dal Floreana copiaIl percorso percettivo è concluso: è durato circa un’oretta o poco più, forse un po’ di più del solito perchè in certi tratti si è camminato lentamente e assorti per percepire meglio e in altri posti ci si è soffermati.
La stanchezza fisica è però subito recuperata con le vitamine della spremuta e il relax “energetico” al belvedere.

Per tornare si farà in discesa la stessa strada, frenando un po’ all’inizio e prestando attenzione19 arrivo a casa garibaldinei punti dove il terreno sembra sfuggire sotto i piedi.
Dopo il primo affaccio scendendo sulla destra la camminata diverrà più regolare. Sarà interessante notare dove si deve frenare per la presenza di una spinta a favore e dove invece, pur in discesa, ci si sente frenati da una spinta contraria.
Arrivati infine all’altezza di Casa Garibaldi si starà di nuovo molto bene e ci si potrà rilassare e riposare.
L’esperienza di questa piccola camminata in mezzo ai fiori con l’attenzione allo scambio energetico ci avrà stancato un po’, ma anche eccitato, e avremo molta voglia di raccontarla o di confrontarci con chi l’ha fatta con noi.
Sicuramente ci si sentirà più sereni e contenti, e questo è già una gran bella cosa!
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Note:

1 E. Murolo, citato in “S. Angelo d’Ischia, storia, immagini, poesie” ed. a cura della Nuova Associazione Amici di S. Angelo

2 CNR Progetto Finalizzato geodinamica, modello strutturale tridimensionale “Structural Model of Italy” scala 1:500000

3 “Ausfluge mit dem geologen Aniello Di Iorio” – www.eurogeopark.com

4 chiamo “cuevas”, per associazione con quelle spagnole, le cavità scavate nel tufo come deposito attrezzi, ripostigli e forse anticamente anche come abitazioni temporanee che si incontrano frequenti lungo il sentiero e in altri luoghi dell’isola.